ITA musicistanonimo.blogspot.it, Emanuele Cinelli (mar.2020)

Il trio Yerkir, composto da Paolo Bacchetta alla chitarra, Zeno De Rossi alla batteria e Giulio Stermieri all’organo Hammond, ha dato vita ad in un nuovo capitolo targato Auand Record.
La formazione è nata nel 2017 nel corso degli Auand Days, la residenza artistica organizzata a Bisceglie dall’etichetta di Marco Valente, che ha riunito alcuni dei più creativi musicisti italiani per una full immersion di sperimentazione e innovazione sonora.
Il loro incontro è stato uno dei più fruttuosi, da allora è iniziato un percorso fatto di concerti: «I live – dice Paolo Bacchetta – sono serviti a raffinare il suono e comprendere meglio le strategie più efficaci per farlo funzionare. Ho desiderato registrare con loro perché da subito mi è sembrato ci fossero dinamiche importanti in atto. Abbiamo cercato di lavorare con attenzione sul materiale, esplorandolo a fondo in modo da capire quale fosse adatto a noi. Ancora oggi mi sorprende quanto un brano possa essere vivo anche dopo l’ennesima performance. Nella scelta degli originali abbiamo lasciato libertà assoluta».
Il primo elemento che lega i tre musicisti è la comune passione per l’eredità lasciata da Paul Motian, che: «ha di fatto motivato la nascita del nostro gruppo. Ci siamo trovati proprio per suonare le sue composizioni e poi abbiamo aggiunto pezzi originali, anche spinti dall’infaticabile Marco Valente di Auand Records. Motian è stato una sorta di riferimento costante per il gruppo fin dal primo incontro: anche i brani originali hanno un’anima che personalmente trovo affine all’universo del batterista americano, soprattutto dal punto di vista poetico».
Parlando dei suoi compagni di viaggio Bacchetta ci tiene ad evidenziare il grande rapporto di fiducia che ha nei loro confronti: «Il suono di entrambi non è mai scontato, non c’è mai stato un momento in cui abbia percepito questo gruppo come un “organ trio”, almeno non in senso tradizionale. Sono due musicisti con una musicalità spiccata e molto complessa e questo ha sempre permesso alla musica di prendere direzioni inaspettate, cariche di tensione e di pathos».
La figura di Motian è dominante, non è un caso che il Maestro abbia partecipato e formato molti die progetti in trio che hanno influenzato il jazz degli ultimi 60 anni.
La leggendaria collaborazione con Bill Evans e Scott La Faro, oppure Geri Allen e Charlie Haden.
Ma forse la formazione che ha ispirato Bacchetta e compagni è quella con Bill Frisell e Joe Lovano.
Di fatto, in brani come Abacus e Chinese Cafe, ma anche in Jean e Annette, il suono della chitarra si fa ampio, note singole immense come macigni che cadono con la leggerezza di una farfalla, disegnando profondi e dilatati orizzonti, dove l’organo ne rapisce i colori e li riflette come un grande lago nel deserto.
La batteria è predominante in tutti i brani, pronta a sottolineare gli accenti dell’animo, suggerendo a volte pause e respiri fondamentali per il carattere collettivo.
Originale e coinvolgente l’interazione dei brani legati alla danza, La Danza Macabra, Circle Dance e Dance, dove la dea della complicità apre le porte ai sui chakra, liberando i tre elementi fondamentale dell’arte del suono, la melodia si intreccia tra le poliritmia a l’armonia li avvolge in un volo di estasi.
Un album godibilissimo, fuori e dentro i generi, ci sono talmente tanti colori che alla fine rimane solo il bianco, la luce prima del suono e poi tutti gli umori della tempesta.