ITA musiczoom.it, Vittorio Lo Conte (nov.2017)

Il pianista fiorentino Simone Graziano dopo l’avventura del gruppo Frontal in quintetto è ora passato al trio con il contrabbassista Francesco Ponticelli ed il giovane batterista americano Tommy Crane per questo nuovo album, ancora per la coraggiosa Auand Records, che sarà presentato in tour a partire dal prossimo Febbraio. “Being slow is a form of rebellion”, scrive il leader nelle note di copertina, facendo riferimento non tanto al tempo di metronomo impiegato nell’esecuzione, ma a quello impiegato per fare sedimentare l’ispirazione e la conseguente scrittura dei brani. È così che si riesce a cogliere qualcosa che altrimenti sfuggirebbe, perché in tal modo la prospettiva è un’altra. Graziano cita Luis Sepùlveda nelle sue liner notes, ma l’intero disco è pieno di riferimenti alla letteratura, da Aleph 3 che ci riporta a Jorge Louis Borges a Emicrania e Oliver Sacks. Altri brani sono con titoli che si riferiscono alle esperienze di vita del pianista, dai suoi tour all’estero, Tiblisi ad esempio, da una sua permanenza nella capitale della Georgia. Quel che conta è però la musica, il suo usare senza apparenti contraddizioni il suono acustico del pianoforte e quelli del sintetizzatore e del Fender Rhodes e la sintesi delle sue idee che riesce a tradurre nelle esecuzoni insieme ai sideman. È un jazz moderno, in linea con le ultime cose che si fanno in USA, ma che non perde il contatto con la melodia, con quelle che sono le caratteristiche del jazz fatto in Italia. A volte totalmente acustico, come su Accident A, a volte su altri versanti, come su Accident B dove si esplica anche il lato elettrico. Ma il tutto, anche grazie al lento processo di maturazione, non presenta contraddizioni. C’è un filo logico che lega questi brani, una compattezza che va dalla prima all’ultima nota dell’album, qualcosa che sfugge allo stile o alla tecnica musicale in sé ed ha di più a che fare con la parte più interiore dell’espressività umana.