ITA Neapolis Jazz, Paolo Vaglieco (apr.2015)

Cinque anni dopo il suo primo lavoro con i Sudoku Killer, torna l’affascinante contrabbassista Caterina Palazzi, con un lavoro dirompente e provocatorio. Da un urlo introduttivo degno dei Naked City di John Zorn, il seguito è su quella lunghezza d’onda: impeti di rabbia e virtuosismi riflessivi. Come fece Francesco Bearzatti, omaggiando con suo sassofono distorto la rumorosità del grande rock, così Caterina Palazzi si lascia guidare dagli insegnamenti emotivi di un guru come Kurt Cobain, rimanendo confinata nella sua matrice jazz. Riprendendo anche il titolo di un album della storica band grunge Incesticide, con “Infanticide” i Sudoku Killer della Palazzi celebrano la morte di “un’ingenuità ludica e fanciullesca”, come lei stessa dichiara. Il sassofono e il contrabbasso cercano talvolta di cullare questo fanciullino imbruttito dal tempo e dalla consapevolezza, ma le melodie sono aspre anche quando prive di aggressività. Proiettati in una dimensione variegata della musica mondiale, pare che soprattutto in Giappone l’innata violenza umana venga portata alla luce, vista la nota tradizione noise. Per questo, già dal nome del gruppo s’intuiscono le influenze geografiche, ma essendo un lavoro frutto d’una mente italiana, si sentono le contaminazioni del panorama occidentale post-rock e psichedelico. Tuttavia, a mio parere, talune idee vengono snocciolate in modo un tantino ripetitivo: poca evoluzione, tormentate conferme di uno stesso concetto. E’ un lavoro che propende solo in parte verso una realistica avanguardia, seppur alcune intuizioni sono degne di lode. Una ricerca estatica non completamente a fuoco per via di quel maledetto vizio di forma: la ridondanza dovuta all’affievolirsi dell’entusiasmo, e che diventa perciò un riflesso angoscioso della meccanicità della creazione. Non c’è dubbio che l’esito finale può talvolta disturbare; anche perché l’avvicinarsi a tale risultato non dovrebbe essere parimenti irritante. Infatti, quando l’intenzione di un musicista è quella di attaccare sensibilità e timpani, il vero obiettivo da raggiungere non è quello di smorzare gli animi, ma di eccitare e far rabbrividire l’ascoltatore mentre vede morire quel tenero fanciullino prima evocato.