ITA Note Dissonanti, Rodolfo Marotta (feb.2015)

Mi accosto all’ultima fatica di Caterina Palazzi e del suo gruppo dal titolo Infanticide (Auand).
Un ascolto molto stimolante e capace di tenere desta l’attenzione dal primo all’ultimo minuto. La musica della contrabbassista romana si presenta come un vero caleidoscopio dai multiformi stimoli muovendosi in uno spazio tridimensionale definito da tre coordinate:
-Robert Fripp e i King Crimson di Starless And Bible Black
-Jazz, dal Soul al Cool all’improvvisazione nord europea di Matts Gustafsson
-Elettronica
Pur non conoscendo la storia dei singoli componenti del gruppo che per me sono un’assoluta novità non posso escludere che queste coordinate musicali scaturiscano da percorsi personali dei musicisti.
Il primo brano del disco è esemplificativo di quanto detto:
l’inizio è esplosivo con un riff di chitarra distorta che a me, personalmente, ricorda il Robert Fripp di cui sopra.
La musica rovente della chitarra cede il passo a un sassofono calmo e ‘californiano’ con venature soul e già questo primo di undici minuti è tramortente e capace di proiettarci verso geografie musicali distanti tra loro.
Ancora la chitarra ‘frippiana’, ancora il sassofono cool prima che prenda il controllo il contrabbasso della Palazzi che con una breve cellula musicale su una scala di Mib maggiore introduce la parte centrale del brano, un sontuoso impasto sonoro al quale partecipano tutti i cinque strumenti con il preciso sostegno ritmico di batteria e contrabbasso e la venatura timbrica del sassofono che proprio in questa fase rimanda allo svedese Gustafsson, uno dei miei preferiti in assoluto!
Quando il magma esaurisce il suo fuoco rimane il contrabbasso seguito da un sassofono nuovamente dirottato verso atmosfere cool che si risolvono in un finale minimalistico.
Se mi sono soffermato a descrivere l’andamento della musica è perché intendo evidenziare la polimusicalità e la varietà di racconti che questo gruppo sa mettere ‘a teatro’. Quando si parla di musica liquida intendendo il collassamento dei generi questo è un esempio positivo di lavoro sulla tradizione in funzione moderna, un recupero di generi apparentemente (ma solo apparentemente) distanti tra loro per centrifugarli in un nuovo prodotto creativo.
Un lavoro molto interessante e positivo e se un difetto possiamo trovare è in quella sensazione di mancanza di unità del tutto, di un certo sgretolamento della forma che compare qua e là in certi momenti del lavoro. La centrifugazione non sarà venuta perfetta ma la strada è buona e l’ascolto stimolante.