ITA offtopicmagazine.net, Mario Grella (jul.2020)

Il tema del viaggio è certamente uno dei più utilizzati dalla musica di tutte le epoche, di tutte le latitudini e di tutti i generi. Spesso però il problema non è tanto il tema o la destinazione, ma il modo di trattarlo. Quello del compositore e pianista Samuele Strufaldi con Tommaso Rosati all’elettronica, è un viaggio nell’abisso. Devo ammettere che, per chi come me si impigrisce anche solo ad andare alla spiaggia, un viaggio negli abissi sarebbe non solo scarsamente desiderabile, ma del tutto inimmaginabile. Ma è per questo che ci sono gli artisti. E così sprofondato nel mio divano Frau, mi preparo all’immersione.
E devo ammettere che Samuele Strufaldi prende molto seriamente l’impresa già da Descend, pezzo che apre il lavoro e fa iniziare il viaggio verso gli abissi (o magari l’abisso che è in noi). Toni molto cupi che prendono corpo dalla tavola armonica del piano e vanno ad incontrare le elegie elettroniche di Tommaso Rosati, in una apnea sonora che ricorda molto da vicino certe atmosfere del grande contrabbassista Gavin Bryars (se mi è concesso lo “switch” strumentale), in particolare, il pensiero non può che non correre a “The Sinking of the Titanic” del 1969. Naturalmente i riferimenti e i paragoni sono sempre molto rischiosi e poi, sinceramente, le composizioni di Samuele Strufaldi sono assolutamente e magnificamente risolte, senza necessità di comparazioni.
Lights, secondo pezzo dell’album lascia intravedere un abisso meno cupo, un universo di pacifico nitore, con un amalgama perfetto tra le cristalline note del piano che duettano magnificamente con un repertorio elettronico di inconsueta originalità. E va dato atto ai due musicisti di essersi accollati un’impresa piuttosto ardimentosa, come quella di combinare strumenti agli antipodi come pianoforte ed elettronica. Matrimonio perfetto che si palesa in Dance pezzo brioso e giocoso che alleggerisce il lavoro. Seguono Inflation/deflation, spesso atonale e tormentato, il dialettico Conversation, e un magnifico ed immaginifico Gestation con la sezione elettronica che sembra disturbare programmaticamente e pungolare la scrittura pianistica lineare e pacificata. Chiude il tutto Ascent, forse il brano più sorprendente di tutta la suite, dove il pianoforte non abbandona mai la scena e l’incedere appare impetuoso e irrefrenabile e dove l’elettronica di Rosati, si dimostra essere degno ingrediente di pari dignità a qualsiasi strumento della tradizione. Disco edito da Auand Records nella magnifica collana Auands Beats, con menzione speciale anche per la cover photo di David Becheri. Buon viaggio nel profondo.