ITA Parliamo di Jazz, Gianluca Palumbo (dec.2016)

L’unica consapevolezza che ho è quella che, nonostante tutta l’attenzione e l’impegno che potrò metterci, sbaglierò. Perché io sono un uomo e i miei errori determinano il mio carattere, definiscono la mia diversità dal mondo che mi circonda. I miei errori sono la base dei i miei cambiamenti, la scintilla per le mie rivoluzioni personali. Sbagliare non mi fa paura, quello che temo è la stagnazione, l’immobilità per non rompere l’incanto della finta perfezione raggiunta. Manlio Maresca, con il suo Hardcore Chamber Music è profetico nella sua rivelazione di come l’errore sia parte della natura umana: quasi un traguardo da raggiungere più che un ostacolo da evitare. Insieme ai “Manual for Errors”, Maresca apre all’ascoltatore la vicenda dell’errore umano con “Domosinth”; un brano dal sound digitale come a raffigurare che l’elaborazione dello sbaglio, nell’era moderna, passi anche attraverso le sinapsi elettroniche di intelligenze artificiali. “Speedball” lancia l’avventura dello spettatore in discese infinite di note: cadere per poter rinascere. Matteo Bortone al contrabbasso e Enrico Morello alla batteria tengono alto il numero di giri per una roteazione centripeta ad alta attrazione. Roberto Tarenzi al Piano è bravo a snocciolare dalle dita cascate di note che enfatizzano le veloci serpentine disegnate da Maresca. L’Errore lo riconosci da subito. Ha la forma di un “Nodo In Gola”. L’aria sembra mancare e il cuore subisce le accelerazioni improvvise del sax alto di Daniele Tittarelli. Il nodo stringe anche la testa dove la tromba di Francesco Lento scoppietta in melodie che hanno i segni dell’urgenza di spazio, dello scostamento momentaneo dalla realtà, per assenza di ossigeno. La respirazione difficoltosa regala visioni celestiali nei fraseggi di un sax sempre pronto a non lasciarsi cadere. La necessità di aria, porta fuori dai muri contenitivi di una stanza, di una camera. Dall’esterno il suono appare informe, pregno di liquida apparenza. La musica di “Hardcore Chamber Music” ha la forza di coesione tipica della musica da camera, ma la velocità espressiva e comunicativa di un presente immediato. La classicità degli schemi predefiniti viene infranta dall’esigenza divulgativa fatta di improvvisi e di digressioni senza riferimenti che hanno la volontà di essere anche al di fuori di un ensemble da camera. Chitarra, Tromba e Contrabbasso hanno la personalità di chi vuole vivere fuori le righe accettando la possibilità dello sbaglio per abbracciare la libertà di esprimersi. I “ma” non aiutano. E’ il coraggio a fare la differenza, a guidare il futuro. I ripensamenti di “If I Were A Bello” hanno il sapore nostalgico del suono di Tittareli e la determinazione a perseguire le proprie convinzioni, nelle note pesanti di Bortone e nella rapidità di movimento di Maresca. Unisoni di chitarra, tromba e sassofono riconducono alla coerenza pensiero/azione che non dà spazio all’indecisione. Il climax della serenità di poter scegliere in libertà gli errori da compiere prende vita dalla melodia della tromba di Lento in “Isc”. Su uno sfondo rumoreggiante di visioni elettroniche contemporanee, la morbidezza e il calore della tromba si divide tra momenti di calma riflessiva e acuti vertiginosi di irrompente furore comunicativo. A Tittarelli tocca il doveroso compito di placare gli umori delle piccole sconfitte con le sensuali melodie di “Una Bella Voce”. Maresca crea il confort uditivo con una gestualità elegante ed eterea, affiancato dai movimenti sognanti dei tasti di Tarenzi. Riprendersi dagli sbagli richiede anche riposo e il collettivo di Manual For Errors lavora per costruire atmosfere sonore che inducono al sonno immaginifico del ristoro. La denuncia dell’errore passa attraverso l’acquisizione da parte di tutta la società della consapevolezza dell’errare umano .”Authing Out” ha la volontà discorsiva di ribadire una condizione d’essere che non implica affatto impoverimento esistenziale ma, al contrario, possibilità di crescita evolutiva. L’improbabile sequenza armonica di “Esercizi di Memoria” è una sorta di testamento che Maresca lascia all’ascoltatore per l’allenamento quotidiano alla manutenzione dell’errore. Maresca è bravo a creare un’atmosfera ricca di tensioni emotive e contrasti sonori che si dissolvono in duelli contrappuntistici tra chitarra, tromba e sassofono. La versione estiva del brano regala nel sound del fender rhodes di Domenico Sanna l’esortazione alla pratica psichedelica dello sbaglio. Oltre ogni visione immaginifica e delirante “Hardcore Chamber Music” è un disco che si autodefinisce in uno spazio compositivo intriso della personalità di Maresca e che fa del margine d’errore la possibilità implicita di improvvisazioni personali ed estemporanee che coinvolgono ciascuno dei musicisti che ha collaborato alla realizzazione dell’album. Ogni artista rende personale e intimistica la ricerca condivisa di una dimensione sonora che si manifesta tra dissonanze armoniche, disparità dei tempi e creatività melodica.
“Craving Rag” , con una mano tesa al jazz dei primi del ‘900 e l’altra protesa al futuro imminente della musica, sottolinea, al di là di ogni sospetto, che l’opera di Maresca è un profondo desiderio musicale, nato dal un consapevole compromesso tra le regole condizionanti della composizione e la libertà offerta dall’atto esecutivo stesso, che la musica jazz tramanda da sempre.