ITA Repubblica Firenze, Paolo Russo (dec.2018)

Bello e impossibile. si potrebbe sintetizzare così il viscerale fascino del sassofono baritono. Registro grave, suono possente, bronzeo, materico, fisicamente estremo, specie sui tempi veloci, per le qualità respiratorie che impone, il baritono attraversa la storia del jazz come un fiume carsico: invisibile eppure importante. Per via delle rare saette scagliate da musicisti diversissimi ma puntualmente di enorme talento: il pioniere Harry Carney, leggendario pard di Ellington per quasi mezzo secolo, la divina meteora Serge Chaloff, la superstar Gerry Mulligan, Hamiet Bluiett (World Saxophone), Jon Raskin (Rava), John Surman, colossale pure al baritono. Con le eccezioni di Rossano Emili e Carlo Actis Dato, da noi il baritono non ha avuto fortuna: brilla perciò ancor più il talento indubbio e vigoroso di Beppe Scardino. Che ha da poco licenziato, per la meritoria Auand e col prezioso sostegno di Pisa Jazz, BS10 Live in Pisa, magmatico tentetto tutto a sua firma, concepito per un’eletta schiera di ottimi soci (Bittolo Bon, Kinzelman, Rubegni, Baldacci e Graziano fra loro) e primo lavoro a nome del bandleader, dopo i due con gli Orange Room. 38enne livornese d’anagrafe e libertario spirito, nato bassista punk e fatalmente attratto poi dai nuovi territori che il raro baritono gli fa balenare, Scardino inizia a far sul serio col jazz: si laurea su Coltrane, poi tocca alle durevoli partnership con Petrella, Fresu, Previte, Berne, Grechi Espinoza. Da qualche anno, sempre più spesso, sempre più volentieri, eccolo frontaliero delle musiche di John De Leo, Rondelli, i C’mon Tigre, i Calibro 35, fino al nuovo Silvestri, di imminente uscita, in attesa dei progetti ormai certi col geniale Enrico Gabrielli. Nel live quel che balza all’orecchio è l’esperanto che anima la musica di Scardino, la sintesi fra linguaggi, fra le timbriche rese varie ed estese dalla complessità (a volte zappiana) dei brani e dalla perizia dei soci, fra improvvisazione e scrittura, insieme e assolo, suoni acustici ed elettronici, dediche ortodosse (Coltrane) ed eterodosse (Kevin Durant stella NBA coi Golden State Warriors). Nato dunque nel segno d’una alchemica coerenza, sincretico e rigoroso, BS segnala i nuovi approdi di uno dei più brillanti musicisti italiani di questi anni. Che ha avuto l’ulteriore e non piccolo merito di saper aspettare e creare una nuova giusta occasione per rischiare tutto se stesso. La sola maniera, o forse la migliore e però anche la più impegnativa, per riconoscersi in ciò che si fa.