ITA Repubblica, Fulvio Paloscia (nov.2017)

Con la lumaca di Graziano il viaggio lento va oltre il jazz.
Il pianista fiorentino e il suo “Snailspace” dal ritmo senza compromessi. Un occhio all’elettronica più onirica e le idee in comune con Thom Yorke.

Se il nuovo album di Simone Graziano Snailspace (Auand) capitasse tra le mani di Thom Yorke, siamo convinti che il guru dei Radiohead se ne innamorerebbe. Perché, seppure faccia jazz, il pianista fiorentino ha molte idee in comune con il musicista di Oxford. A cominciare da un senso personalissimo di ritmo, sfuggente e senza compromessi col deja vu, talvolta estraneo al jazz stesso. Anche se il titolo del disco (in italiano “A passo di lumaca”) evoca l’assenza di ritmo, o la presenza di quello dilatato fino alla lentezza più galleggiante e ipnotica, nell’album di Graziano tutto sembra iniziare e finire nel drumming preciso, definito, architettonico quasi di Tommy Crane, da cui il piano del musicista nostrano sembra generarsi, e nel quale al tempo stesso si annulla, cercando come appiglio il contrabbasso di Francesco Ponticelli prima di essere inghiottito dal buio. E’ la logica, questa, con cui si snoda una delle tracce più intense del disco, Aleph 3, titolo borgesiano (e su tutto il disco aleggia l’amore per la letteratura, dalla lumaca sepulvediana a Oliver Sachs) dove, tra l’altro, emergono forte i due poli che magnetizzano catarticamente il pensiero musicale di Graziano: la composizione tout court, come forma risolta in se stessa, come “canone”, e la libertà dell’improvvisazione. Molte delle composizioni sono un affascinante morphing tra queste due dimensioni, in un gioco di specchi e rifrazioni che, alla fine, sfocia in qualcosa di molto simile alla “canzone”: avviene ad esempio nell’iniziale Tbilisi, a cui fa eco il pezzo di chiusura, Slowbye, nei quali Graziano va oltre al jazz occhieggiando all’elettronica più onirica, tra ambient e trip hop. La favola di Sepulveda racconta la presa di coscienza, da parte di una lumaca, di quanto la sua lentezza possa essere una forma di ribellione. Graziano fa sua la bandiera dell’animaletto e la trasforma in paradigma di un sentire musicale diverso, profondo, libero da preconcetti, lirico (in senso pieranunziano) ma a suo modo anche candidamente “oltraggioso”.