ITA Rockerilla, Francesco Buffoli (dec.2016)

La scena jazz dello stivale è da sempre fra le più floride e originali del vecchio continente (nonostante siano in pochi ad accorgersene). Manlio Maresca, trentanovenne che ha già maturato una significativa esperienza nel settore, porta il jazz più eccentrico dalle parti delle innovazioni concettuali della musica contemporanea. Il suo manuale per gli errori manifesta la portata della sia ambizione: ispirati dalla musica industriale con cui Maresca è cresciuto, così come dal radicalismo fonico del glitch (che vede la poesia dentro la puntina che gratta un vinile, o in un computer in stand by), Manlio e i suoi collaboratori (che si cimentano con i classici strumenti del jazz: sax contralto, tromba, contrabbasso e batteria) trasformano i suoni fuori grammatica e le dissonanze casuali nell’apertura di nuovi scenari sonori. Il virtuoso delle sei corde dichiara di affidarsi alla logica del caso per rompere la regolarità delle composizioni, inizialmente studiate a tavolino: ecco così che le geometrie sghembe di Monk, le atmosfere rarefatte del Miles Davis modale o il bandismo jazz primordiale (la New Orleans degli anni ’20) diventano una forma di arte astratta. Il rigoroso raziocinio dell’avant jazz europeo (specie tedesco e inglese) ne risulta rivitalizzato e scombinato. L’esito complessivo è tanto disorientante quanto interessante: onora il tuo errore come intenzione non manifesta.