ITA Rockit, Giulio Pecci (jan.2020)

Circa un anno fa, durante un’intervista per il Quadraro in Jazz, Dario Giacovelli si è subito sottratto al perverso gioco giornalistico delle etichette musicali: “Quello che mi piace dire è che proviamo semplicemente a fare della buona musica”. Dario suona il basso, è pugliese ma vive a Roma da quasi dieci anni; qui ha conosciuto il pianista Gianluca Massetti e il batterista Moreno Maugliani. I tre formano i Bravo Baboon, un trio romano di formazione e matrice musicale jazzistica ma aperto alle influenze più disparate: hip-hop, elettronica, rock, musica africana. Nel 2016 hanno pubblicato un primo album dal vivo, registrato all’Auditorium Parco della Musica di Roma, accompagnati da due nomi storici del jazz europeo: i sassofonisti Rosario Giuliani e Javier Girotto. È invece di Ottobre 2019 il loro secondo lavoro, il primo in studio per Auand Records: Humanify.
Il disco è l’ideale successore del suo predecessore ma è più maturo e quadrato, con un suono definito e molto pulito, curato per essere a suo agio non solo all’interno dei confini italiani. È anche un lavoro più coraggioso, che si stacca dal suono jazz classico alla ricerca di un ulteriore passo in avanti nell’estrema ibridazione tra generi, che è la cifra distintiva del trio. Una ricerca evidente soprattutto nell’attenzione alla componente ritmica influenzata da hip-hop e generi come l’afrobeat; o per quanto riguarda i suoni, più vicini ad elettronica e nu-soul che allo standard jazzistico. Più freschi (anagraficamente parlando) anche i featuring, che raccolgono il meglio del giovane jazz romano: la voce di Carolina Bubbico, la tromba di Francesco Fratini e il sax di Simone Alessandrini. Un disco lungo e stratificato che vive di intuizioni brillanti, in cui la lotta intestina tra influenze e generi diversi è a malapena percepibile a favore del risultato finale. Una musica che provare a definire sarebbe totalmente inutile: è buona musica, quello sì.