ITA romainjazz.it, Fabrizio Ciccarelli (apr.2018)

Esordio discografico convincente quello del chitarrista senese, raffinato costruttore di idee compositive dal flusso magnetico e contemporaneo di un jazz descritto da un intenso interplay con quattro musicisti che sembrano viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda, sia per forza d’immaginazione che per abilità espositiva.
Le armonie evocate appartengono a Blue Notes carismatiche, in linea con le tendenze innovative della New York fra i due millenni, esplorando rarefazioni oniriche (From Now On), acidi climi post bop (Six Degress of Separation), nuove brune letture di ballads (Major Tom), repertori afro giocati in controtempi agili e aspri (Madiba’s World) nei quali s’inseriscono i vigorosi e stranianti soli di Achille Succi al sax ed al clarinetto basso, salvo poi destare stupore nel dialogo con l’equilibrio vocale di Camilla Battaglia in A Son Never Forgets, ove il variare dei registri chitarristici avvolge un centro emotivo vaporoso e, come nell’Estetica di Francesco Fiorenzani, tanto riflessivo quanto visionario.
A volte si ha la sensazione che l’intimismo valichi i confini dello sperimentalismo per fluire nelle memorie possibili del Nostro, tra Bill Frisell, John Coltrane e lo stilismo ECM. E del resto la conclusio dell’album, The Saviour, sembra chiarire ogni dubbio circa le ascendenze e le intenzioni sui Nuovi Orizzonti percepiti: attimi ipnotici, flussi di un Misterioso che appartiene solo a chi intende rappresentare non clamori ma promesse di “acque silenziose”.