ITA romainjazz.it, Fabrizio Ciccarelli (apr.2020)

Fa sempre piacere quando è un giovane musicista a firmare un album interessante: Michelangelo Scandroglio, ventiquattrenne contrabbassista-compositore senese, esibisce un’immaginazione decisamente inconsueta nel suo primo disco come band leader, In the eyes of the Whale.
Considerato il coefficiente di difficoltà delle sue composizioni ed il relativo arrangiamento, volentieri lo includiamo tra i talenti italiani emergenti, un talento che non ha timore di esporsi in un contemporary jazz strutturalmente tanto complesso quanto convincente per l’udito, coraggioso istantaneo flash tra modale ECM e visionaria fusion di tenore rock.
Ad accompagnare questo, che non vorremmo chiamare banalmente “progetto”, jazzisti bravi e compunti nel dar forma alle idee del contrabbassista: gli “internazionali” Peter Wilson alla chitarra (sempre agili e spaziosi i suoi movimenti), Michele Tino al sax alto e Logan Richardson al sax alto (ance veramente “di corpo”) ed Hermon Mehari (trombettista di rango nelle sue intense incursioni), sorretti benissimo dal pianismo vibrante e titanico dell’abilissimo Alessandro Lanzoni, dal drumming versatile di Bernardo Guerra e, primus inter pares, dalla nitida sintassi del contrabbasso del Nostro.
Honni soit qui mal y pense, ma tutti sappiamo che quando ci si interessa ad un disco ci si chiede sempre quali siano i brani più rappresentativi del cosmo filosofico dell’artista. Ebbene, ed in modo del tutto personale, intendiamo scegliere nel miglior modo che possiamo, indicando il raffinato vigore dell’exploit dell’iniziale Noah, il corpo silente virato in inquieta tinta crepuscolare di In the eyes of the whale e l’atmosfera lirica e introspettiva di Disappearing, movimenti impressionistici di un Divenire che crediamo armonioso e denso di originalità.