ITA Sound Contest, Maurizio Comandini (sep.2004)

Questo progetto in duo è una eccellente occasione per approfondire la conoscenza con l’arte sopraffina del saxofonista Dave Binney e del batterista Jeff Hirshfield. Del primo ricordiamo l’interessante avventura con il gruppo Lost Tribe e numerosi progetti successivi, fra i quali non possiamo trascurare quello denominato Lan Xang che già vedeva presente anche Hirshfield. Del batterista basta segnalare che ha suonato e inciso con Bob Belden, con John Abercrombie, con David Tronzo, con Paul Bley, con Tim Berne e tantissimi altri musicisti piuttosto noti. Segno evidente di quanto sia stimato negli ambienti della musica newyorchese che conta. In questi dieci brani troviamo una cover importante ad aprire le danze, quella “Dolores” di Wayne Shorter che compariva su Miles Smiles di Miles Davis. La versione che i due musicisti ci offrono parte lentamente per poi innestare il turbo verso una sorta di trance iperdinamica dove brandelli del tema emergono dal soffiare vorticoso di Binney. La melodia di Shorter emerge compiutamente solo nel finale, con Hirshfield che si fa sempre più percussivo e poliritmico.
Si prosegue con otto brani variegati firmati da Binney inframezzati da un brano tradizionale a firma ignota che si avvale anche del contributo di Tanya Henri che somma i suoi vocalizzi al fraseggio del sax nella parte conclusiva del pezzo. Il clima rimane intenso con infuocate sezioni di evasione verso le frange estreme del sistema tonale, che si alternano con momenti di riflessione caratterizzati da una calma di taglio orientale. Il fraseggio di Binney è torrido, con incursioni frequenti nei registri estremi del suo strumento e forzature timbriche di ustionante energia. Il batterista si fa trovare sempre pronto a sottolineare le frasi del sax, a scandire ritmi trascinanti, a riempire gli spazi lasciati dal torrente in piena che emerge dal sax alto di Binney. Alcuni semplici fondali ottenuti dal saxofonista con l’uso dell’elettronica servono a creare un tessuto connettivo increspato sul quale il dialogo si appoggia con morbidezza. In altre circostanze i suoni sintetici vanno invece a creare una barriera ispida che fa da superficie di rimbalzo per il fraseggio di Binney e i ritmi di Hirshfield.
Gli ottimi risultati di questa collaborazione sono ancora più interessanti alla luce del fatto che la produzione di questo progetto-incontro è decisamente autoctona. Marco Valente e il suo staff hanno fatto centro ancora una volta e da Bisceglie si apprestano a difendere con i denti il posto importante che si stanno ritagliando fra le nuove etichette indipendenti.