ITA Scriveredijazz, Giuseppe Mavilla (jan.2017)

É noto da sempre come la riuscita di un progetto in campo musicale, così come in altri ambiti, nasca dalla sinergia, dalla comunanza di intenti e dalla condivisione degli obiettivi finali fra tutti i soggetti coinvolti nel progetto stesso. Così ha preso vita e si è sviluppato questo recente lavoro del trombonista veneto Filippo Vignato, classe 1987, già apprezzato nelle file del gruppo Omit Five, di cui potete leggere qui la recensione del primo, omonimo album, nonché del successivo Speak Random.
Musicista impegnato in svariate collaborazioni, non ultima quella con Piero Bittolo Bon e il quartetto Bread & Fox, Vignato ha incontrato qualche anno fa a Parigi Yannick Lestra e Attila Gyarfas, rispettivamente tastierista e batterista, francese il primo; ungherese il secondo, e da lì l’input, dove un’attiva frequentazione, per la realizzazione del primo album a suo nome in cui, il nostro, accosta le sonorità calde ed acustiche del suo trombone ai suoni plastici del Fender Rhodes di Lestra e al mosaico ritmico di Gyarfas. Si è così realizzata un’idea che covava nella mente del trombonista veneto da molti anni.
Nove composizioni, tutte originali, in buona parte firmate dal musicista italiano, altre cofirmate insieme a Gyarfas e Lestra, che coniugano ricercatezza e interplay in un caleidoscopio di sonorità intriganti e innovative. E’ un trombone borbottante ad aprire le selezioni con “The Meeting” che il leader percorre nel finale con una sinuosa armonia. A seguire “Lev & Sveta” pulsante, ostinato, il suo tappeto ritmico e sonoro accoglie a meraviglia il duttile eloquio di Vignato, gracchiante e filtrato nell’intro, denso di feeling e melodia nella parte centrale. Poi gli spasmi free di “Red Skin Hymn” riportano in auge i bagliori di un certo jazz-rock anni ’80.
La cifra stilistica del trombonista veneto e del suo trio sembra però essere l’arte del variare di brano in brano l’ambient e le strutture delle sue creazioni musicali ed ecco “Provvisorio” insinuante ballad intensa e accattivante. Ancora più sofisticata, di maggior respiro e adulta appare poi “Windy” mentre nel finale colgono di sorpresa il riff trascinante di “Stop These Snooze” e il minimalismo di “Microscopy”.
Il trio di Vignato delinea un layout inedito che ha già nella configurazione strumentale di base del combo la sua esclusività. C’è da ipotizzare grandi sviluppi ma nel contempo godiamoci questo bellissimo lavoro, uno dei migliori dell’appena andato 2016.