ITA SentireAscoltare, Fabrizio Zampighi (apr.2015)

Chaos Magnum, album d’esordio dei Forefront, è un lavoro travolgente. Il quartetto napoletano – Jack D’amico (pianoforte e affini), Antonio Raia (sax tenore, sax alto), Umberto Lepore (basso elettrico, contrabbasso), Marco Castaldo (batteria) – si muove con sicurezza tra contemporanea e jazz, ma pesca a piene mani anche dalla no wave newyorkese e da mille altri ambiti. Le dieci tracce della scaletta sono ognuna un omaggio a un compositore contemporaneo – tra i tanti, Feldman, Ligeti, Cage, Stockhausen, Xenakis, Berio – e sviluppano un discorso in qualche maniera “connesso” col personaggio prescelto. La musica lavora moltissimo sulla dinamica, sullo scorrere delle strutture e delle geometrie, non perdendo mai di vista una certa concretezza.
Bastano cinquanta minuti per dare sfogo a un affiatamento che celebra il free (Alea) lavorando di sponda su un droning casalingo al contrabbasso, mima certe corrispondenze irregolari tipiche di esperienze come i Free Nelson MandoomJazz (Triangular) e diventa urticante e noise su un minimalismo reiterato (La Fèe Verte). Non finisce qui, perché i Nostri non ci mettono nulla a mescolare funk e fiati à la Mombu (Dodeca), elementi di musica concreta (Tenebrae) e dissonanze su un drumming libero di spaziare in un reticolato di suoni frammentari (Metamorphin), a dimostrazione di un approccio davvero trasversale alla materia.
La cosa più interessante di tutto il lavoro, comunque, rimane l’interplay concentrato dei musicisti, mai teso verso il fatto tecnico fine a sé stesso e sempre focalizzato sul risultato finale.

7.1