ITA SentireAscoltare, Fabrizio Zampighi (dec.2018)

Jazz elettrico per il ventunesimo secolo, si legge in qualche recensione di questo disco, o, per essere più precisi, il breakbeat e la drum & bass dei Novanta chiamati ad iniettare adrenalina e spunto in una formazione che riprende il canovaccio jazz più in voga negli anni settanta: chitarra elettrica, (Frank Martino), batteria (un esplosivo Niccolò Romanin) e piano elettrico/synth (Claudio Vignali, autore di quasi tutti i brani assieme a Martino). In realtà il “Chaotic Swing” del titolo è una macchinica parte ritmica che travolge tutto, tra beat dispari e irregolari, sincopati posizionati in spazi piccolissimi, variazioni inaspettate; tutto ciò che serve per sfociare talvolta in terreni quasi math-post-rock, come avviene nella rilettura avvincente della Magnificent Stumble v2 di Venetian Snares (ritmicamente, un brano piuttosto complicato da rendere strumenti alla mano) o magari in un ubriacante convivenza tra tempi diversi, come accade nell’iniziale Strange Loop.
Anche una parentesi d’ispirazione ambient come See Double cova in realtà sotto lo sgocciolare di note di pianoforte ed elettronica una certa inquietudine ritmica, sedata da una successiva Cycle dagli aromi quasi trip-hop, galvanizzata in una Psychosamba martellante che certi Radiohead apprezzerebbero (e il discorso vale anche per The War Of Art), arricchita dalle aspirazioni free in una Bad Tips molto oltre il modale. Chiude il disco la Waltz For Debbie di Bill Evans, forse il pezzo più “classico” del pacchetto, per lo meno nelle intenzioni: nella pratica la traccia diventa una struttura molto più aperta dell’originale, evanescente, quasi futuristica. Niente male davvero come epitaffio per un disco intrigante che pare una creatura da laboratorio frutto della ricombinazione di vari DNA (rock, avant, jazz, classica).