ITA SentireAscoltare, Fabrizio Zampighi (nov.2015)

La scena iniziale di Time Images, nuovo album dei Matteo Bortone Travelers (combo italo-francese che prevede il clarinetto e i synth di Antonin-Tri Hoang, le chitarre di Francesco Diodati, il contrabbasso e il basso elettrico di Matteo Bortone e la batteria di Ariel Tessier) è una prova magistrale di spirito avanguardista applicato al jazz: Sunday Supermarket, recita il titolo del brano, mentre il contenuto è un immaginifico pulsare di free disarticolato, riff clusterizzati e liquide costruzioni melodiche allentate.
Il secondo album del quartetto – il primo risale al 2013 e si chiama Travelers – è, in generale, un lavoro che chiede all’ascoltatore di farsi catturare da un jazz contemporaneo cunicolare ma anche capace di una lentezza cinematografica d’antan ai bordi dell’armonia (Crakle, Olvidao). Il fattore ritmico è un elastico che si allunga e si ritrae su una fusion articolata (Just Play), e alle volte si finisce con l’accarezzare paesaggi rumorosi persino sorprendenti (il sax su basso elettrico di Wide Blue e il noise sui generis di Broskar). In scaletta c’è anche tempo per una Houses Of The Holy dei Led Zeppelin che è poco più di una scusa per una rilettura che stravolge completamente il materiale, a partire dal riff di chitarra originale qui trasformato in un sax angolare e dispari, ma anche incredibilmente diretto.
Forse è perfino troppa la carne al fuoco, in un lavoro che comunque mostra le grandi doti di una formazione che, quando si tratta di lavorare sul ciglio barcollante della ritmica e dei fraseggi, dà il meglio di sé.