ITA SentireAscoltare, Fabrizio Zampighi (sep.2014)

Disco stratificato e complesso, Polemonta dei Luz, almeno quanto atipica e strutturata è la band che lo ha fatto nascere: Giacomo Ancillotto (Enrico Rava, Caterina Palazzi Quartet – chitarra), Igor Legari (contrabbasso) e Federico Leo (Gronge – batteria) e la violoncellista e compositrice americana Tomeka Reid (Anthony Braxton, Nicole Mitchell, Mike Reed) dipingono settanta minuti di musica in divenire che definire jazz sarebbe quantomeno riduttivo. Certo, l’impronta votata all’interplay improvvisativo e certe cadenze “istituzionali” ci sono, ma servono solo da collante per un lavoro che centrifuga stili e ispirazioni: a testimonianza, una iniziale Frate Mitra che parte minimalista e mediterranea per poi abbracciare certi crescendo quasi post-rock, una Zdenek che chiama in causa il surrealismo di una ipotetica Andromeda Mega Express Orchestra immerso in una fusion-prog sui generis, una Polemonta che sa di Medioriente o magari una Nogales che aspira a un avant-free rumorista e sfilacciato. Alla lunga potrebbero venire in mente certe produzioni RareNoise, ma qui l’approccio è più contemporaneo e meno aggressivo, senza perdere mai di vista un DNA che rimane fondamentalmente “melodico”, pur nell’estrema mutevolezza dei colori.
Il timone resta ben fermo, dunque, su una narrazione musicale che ha molto di cinematografico, irrequieta ma non troppo selettiva, capace di cambiare continuamente il punto di vista su una materia anch’essa morfologicamente indecifrabile. E’ questa la virtù e al tempo stesso il limite di un disco che affascina per l’estrema varietà di stili e trova infine un bel modo di venirne a capo, ma in qualche maniera subisce anche il peso di un involontario dialogo edonista tecnicamente impeccabile.