ITA soundcontest.com, Olindo Fortino (feb.2017)

Che swing, che groove, che pathos in questo disco! Zeno De Rossi rilancia e coglie con “Zenophilia” un altro centro pieno nel bersaglio della propria creatività. Al fianco del leader-batterista il navigato tandem sax-trombone composto da Piero Bittolo Bon e Filippo Vignato, mattatori di consensi all’ultimo Top Jazz italico, qui sopraffini soffiatori di note libere e incatenate sullo spartito nella dozzina di tracce presenti nell’album. Dieci quelle composte e firmate da De Rossi, mentre due provengono rispettivamente dall’immane colonna sonora di “Taxi Driver” e dal songbook di Ornette Coleman (Feet Music). La genuina alchimia scatenata dal trio restituisce un sound corposo e snello, così fedele e naturale nei toni che la registrazione sembra giungere dalle quattro pareti di un garage dove ci si riunisce per divertirsi e provare insieme. L’intesa e il divertimento sembrano infatti elementi essenziali e intrinseci di un repertorio ficcante e frizzante, in cui a tratti appaiono e scompaiono i fantasmi degli Air e del Clusone Trio. I’ve Never Been On It Before, The Daniel Quinn Theme, Baboo e Catfight sono esuberanti ricettacoli di radici e tradizione afroamericane veicolate con sensibilità estetica contemporanea, ingegnosi contenitori di sonorità rotonde e sincopate transfughe da New Orleans, Kansas City e Saint Louis, incestuosi e audaci intrecci di be bop, free e black music.
In questo contesto Bittolo Bon e Vignato estendono la loro perfetta padronanza tecnica su una musicalità prorompente, pungolata ed eccitata di continuo dalla straripante verve e fantasia ritmica di De Rossi. Si sente, eccome, che “Zenophilia” è qualcosa scaturito dalla mente e dalla penna di un batterista. La versatilità e la concezione del tempo di De Rossi attingono da parecchi “amori” e plurime passioni, ma anche da innumerevoli esperienze e collaborazioni artistiche. Da tutto ciò scaturisce l’eterogenea vitalità del disco, paragonabile a un fiume alimentato da affluenti di diverso tipo oppure a un albero che estende i propri rami in differenti direzioni. Si batte spesso e volentieri il piede per terra, ma ci si ferma anche per assaporare l’assertiva introspezione concettuale di Red Bird oppure il sornione e languido mood blues di Henry Zeno. Il batterista offre guizzi e accenti pirotecnici nella fantastica essenza “double face” di Cats, nell’esplosiva e irregolare Marionette e soprattutto in EBDance (non per niente ispirata e dedicata al grandissimo Ed Blackwell) dove l’occhio di bue illumina un perfetto assolo e dialogo in botta-risposta con sax e trombone. Menzione particolare meritano anche l’obliqua funkitudine di The Mystery Of The Leaping Fish e l’arrangiamento personalissimo di Theme From Taxi Driver, con il contralto di Bittolo Bon ovviamente sugli scudi e il fischio di De Rossi a donare un piacevole retrogusto morriconiano al tutto. In conclusione un album di grande spessore suonato come meglio non si potrebbe da tre formidabili musicisti.