ITA soundcontest.com, Olindo Fortino (nov.2016)

Per ogni disco o progetto dove Piero Bittolo Bon è il capintesta valgono le stesse precauzioni di un medicinale di cui è consigliabile leggere prima avvertenze e controindicazioni. Il suggerimento resta valido anche e soprattutto per “Big Hell On Air”, album d’esordio dei Bread & Fox, nuova creatura in quintetto dell’inarrestabile sassofonista e polistrumentista veneto. Oltre al leader vi trovano posto Glauco Benedetti (tuba e flicorno baritono), il prezioso Alfonso Santimone (piano), il batterista Andrea Grillini e l’enfant prodige Filippo Vignato al trombone. Avvezzi alle incursioni spericolate e avventurose di altre sigle capitanate da Bittolo Bon (i funkettosi e poliritmici Jümp The Shark, i progressivi Rollerball, gli acrobatici Lacus Amoenus e gli ancor più eclettici Original Pigneto Stompers) non possiamo attenderci né sconti né ovvietà neppure dai Bread & Fox.
Dall’impianto strumentale salta subito all’occhio la scelta strategica (inconsueta ma brillante) di rimpiazzare il ruolo del basso o del contrabbasso con la gravità timbrico-tonale di tuba e trombone. Ciò consente di amalgamare meglio l’intera sezione ritmica al suono dei fiati, producendo una maggiore dinamicità dei tempi e delle rispettive variazioni in sinergia con la percussività del piano. Il preambolo interlocutorio, sornione e astratto di #b2de10 serve a preparare il terreno per le evoluzioni circolari, ripetitive e poi anche sfuggenti di Spice Girls From Arrakis, dove la cifra e l’influsso sia di Steve Coleman che di Tim Berne sono altamente evidenti. Algoritmi binari, strappi e fraseggi reiterati (in precisa chiave “trance”) sono d’altronde una delle caratteristiche da cui traggono forza la scrittura e il “modus operandi” di tutto l’album. Altro manifesto elemento incorporato nello stile del contralto di Bittolo Bon è quello di Henry Threadgill, degnamente omaggiato nella ripresa (in versione ancor più estesa) della finale Paper Toilet, composizione tratta dall’album “Too Much Sugar For A Dime”, pubblicato nel 1993 con la straordinaria compagine del Very Very Circus. A prescindere da questo, tutti i restanti titoli sono originali autografi del leader, arroccato in modo tenace a una visione improvvisativa ed esecutiva lucidamente contemporanea, nella sua corrosiva inquietudine condivisa con maestria da tutti i membri del gruppo.
La qualità e le idee del prodotto sonoro sono, infatti, suffragate da notevoli interventi individuali e collettivi, là dove piace sottolineare il pianismo agile, poliarmonico ed esteticamente duttile di Santimone in La mela di adesso e nella notevole Gutkäfer Strut; le fughe solistiche e le articolate parti dialogiche (in raddoppio e versatile contrappunto timbrico) escogitate da Bittolo Bon e dal sorprendente Vignato in Topinambur Topinamour e Flagstaff; l’ornamento eloquente e grumoso di Benedetti in Everything Works e il frastagliato benché solido timing ritmico di Grillini, ovunque fiume inarrestabile di soluzioni percussive audaci e precise. Nelle sue impervie traiettorie stilistiche (con radici tanto nella sincretica scuola AACM di Chicago quanto in quella più “avant” e scapigliata di marca Downtown) “Big Hell On Air” presuppone un ascolto attento e partecipe, ripagato tuttavia dalla soddisfazione tipica delle conquiste più desiderate e inaspettate.