ITA spettakolo.it, Raffaello Carabini (jun.2019)

Quando ascolto a un volume consono un disco di jazz, puntuale come il filosofo Immanuel Kant sulle cui passeggiate i concittadini regolavano gli orologi, mia moglie urla: “ascoltalo in cuffia, lo sai che il jazz mi rende nervosa!”. Il sottoscritto, uomo all’antica, tutto d’un pezzo e di ferrei principi, che fa? Prende la sua Koss e si mette in poltrona… non senza pensare “non sai quante volte mi rendi nervoso tu ogni giorno!”. Poi arrivano le note, il pianoforte, la voce, la fisarmonica, di altre donne… e l’altra faccia della Luna non sembra affatto così insofferente verso il jazz. Anzi, sa proprio coniugarlo con personalità e nuovi punti di vista. E nelle più ampie varianti.
Ci vuole del coraggio per debuttare con un album di questo tipo, con un progetto in trio di voce, trombone e pianoforte, scarno, spigoloso, straniante. Un album, questo Dalia della 27enne docente di canto jazz (si è diplomata a Bologna con il massimo dei voti e la menzione d’onore), che ha bisogno di instaurare una sintonia con chi ascolta, ha bisogno di essere “percepito” come proprio, come una lettura di tematiche ostiche eppure condivise, come una tela dai colori che si incrociano secondo linee contraddittorie eppure emozionali, come un intrecciarsi di idee che danno insieme il messaggio del non concluso e del determinato. Un territorio in bilico tra angosce free e intensità interiori, tra eterei paesaggi dell’autocoscienza e dispendiose scalate verso la cima, in perenne rischio di cadere nei baratri della precarietà e della debolezza. Coprotagonisti solerti e propositivi Enrico Ronzani al pianoforte e Federico Pierantoni al trombone.