ITA Suono, Pier Luigi Zanzi (feb.2010)

Non è sempre agevole trovarsi a contatto con un lavoro di ambito specificamente jazz, quindi sostanzialmente privo di contaminazioni con altri generi, che non si spertichi in esperimenti assurdi e che, dall’altra parte, non faccia puro e semplice mainstream. L’impresa in un certo senso riesce a questo disco rotondo (lasciamo ai posteri un’ulteriore indicazione del fatto che nel 2009 c’erano ancora supporti solidi) che vede all’opera un trio particolare, con un giovane che ormai non è solo di belle speranze come Ohad Talmor, sassofonista coraggioso già in evidenza con progetti anche meno usuali di questo, e due semi-leggende del settore come il bassista Steve Swallow e il batterista Adam Nussbaum. Sentirli suonare in tre ha un suo perchè che li discosta da un “qualunque buon disco” di jazz; Talmor ha uno stile che sembra voler ereditare nell’incedere diverse esperienze del passato e non solo quelle più lineari, per cui la sensazione è che appena negli assoli ci si avvicina a qualcosa di stilisticamente codificabile il nostro cerchi di allontanarsene nuovamente. Il timbro morbido e già maturo rende più autorevole l’anticonformismo del percorso. La sezione ritmica di questi due mostri crea, per chi suoni con loro, la differenza tra camminare e saltellare, con l’eccezionale metodicità di Swallow ed un controllo da parte di Nussbaum completamente privo di affaticamenti e forzature. Registrazione nitida e capace di “staccare” tra loro gli strumenti.

qualità artistica: 8
qualità tecnica: 7,5