ITA Suono, Sergio Spada (feb.2010)

Prendendo spunto dall’opera Microkosmos del compositore Bela Bartok, i quattro musicisti di questo disco portano a termine una multiforme e colta operazione di omaggio al grande compositore, modernizzazione di famosi temi di musica contemporanea del Novecento, creazione di un ibrido oggi frequente nella ricerca musicale e sospeso tra le sonorità rock, quelle jazzistiche tradizionali e quelle tipicamente free. I tre Quietmen del gruppo sono Ramon Moro (tromba), Federico Marchesano (basso ed effetti) e Dario Bruna (batteria). Il quarto (si teme sia meno tranquillo degli altri ma si dimostra molto riflessivo e pensoso) è il ben noto pianista Stefano Battaglia. Uno abituato ad esplorare, sperimentare, un’anima musicalmente inquieta e sempre alla ricerca di qualcosa. Qualcosa, nel caso specifico il lavoro di Bartok, intorno a cui i quattro girano per tutto il lavoro, provando coordinate e direzioni molto diverse e ottenendo risultati interessanti in molti passaggi ed inserti del disco, non trovando alla fine una chiave risolutiva che semplicemente non viene cercata. Il disco muta pelle molto spesso. Se ascoltiamo il tema del gruppo (Quietmen Hymn) la pacificazione delle sonorità sembra dominare; se seguiamo le direttrici ritmiche del duo Marchesano/Bruna, godiamo invece di una simbiosi a tratti davvero vitalizzante e vicina a certi suoni di oggi, (Medeski Martin, Wood per esempio); se diamo filo ai due solisti, sia Moro con le sue fughe repentine alla cornetta, sia Battaglia con alcuni momenti di forte lirismo ci portano su terreni hard-bop e classicheggianti. Interessante lavoro, con momenti di musica eccellente (Pentatonic Melody, Buzzing), apprezzabile nel risultato finale.

qualità artistica: 7,5
qualità tecnica: 7,5