ITA thenewnoise.it, Nazim Comunale (jul.2018)

Si spalanca subito la visione di una città in bianco e nero con i primi cinque secondi di “Fizzle, Deed Slow, Whistle”, traccia d’apertura di Right Away, disco d’esordio per Auand del pianista calabrese Giampiero Locatelli. Un fuoco d’artificio di ostinati swinganti a cui fa da contraltare un aereo bop portato in volo dalla sezione ritmica (Gabriele Evangelista al contrabbasso ed Enrico Morello alla batteria), che Locatelli guida con mano lieve e decisa allo stesso tempo, tenendosi lontano dalle secche del risaputo.
La formula del trio è stata sondata in profondità, ma se i musicisti coinvolti hanno cuore e testa, allora anche i sentieri già battuti possono svelare panorami da ammirare (“Path”); molto convincenti le scomposizioni e le fughe di “Toward Backward”, un pendolo enigmatico e languido tra Bill Evans e severità quasi avanguardista, una sinfonia in scatola da cui fioriscono, come se fosse un inaspettato vaso di Pandora, prima un’ipnosi minimalista e poi un più classico tematismo bop. Attestati su durate mediamente lunghe, i pezzi sanno di giorni di pioggia al cinema e di baci rubati (“From The Last Frame”), di un’epica languida e colma di saudade (“Inspire Me”). Right Away vive di un equivoco irrisolto e felice tra frenesia ritmica e musica da camera, poi lo sguardo si volge al jazz più sussurrato (“Like A Gentle Mood”) e il congedo è da lontano con la promessa di rincontrarsi altrove (“Afar”).
Un buon disco per un musicista che merita la nostra attenzione.