ITA traccedijazz.it, Nicola Barin (jan.2017)

I detrattori del jazz sostengono che si tratti di un genere in via d’estinzione o, peggio, ormai morto, senza più idee ne inventiva. Possiamo ancora una volta smentire categoricamente questa affermazione grazie all’opera prima del talentuoso trombonista Filippo Vignato, pubblicata dalla vivace etichetta discografica pugliese Auand Records, sempre pronta a scommettere sulle nuove leve del jazz italiano.
Vignato compone un trio inusuale, costituitosi nel novembre del 2014 a Parigi, con il francese Yannick Lestra al fender rhodes e bass synth e l’ungherese Attila Gyarfas alla batteria e percussioni.
Il musicista veneto si diverte a sconfinare dall’ambito jazzistico per fagocitare altri generi: rock, funky, pop, musica contemporanea. L’uso dell’elettronica è misurato e discreto.
Il respiro che scaturisce dal trombone sussurra, stride, si contorce e diventa un suono impalpabile e duttile, ma con una nota di incisività, come in Microscopy.
L’interplay tra i tre è forte e sentito con Lestra al fender rhodes che incalza il lavoro di Vignato e la batteria sempre pronta a destrutturare la pulsazione ritmica. Si tratta di un lavoro paritario dove nessun strumento predomina (Windy) ed in cui l’improvvisazione è la componente principale (Stop This Snooze).
La scrittura musicale, infatti, cede il passo, all’inesauribile vitalità estemporanea dei protagonisti pronti a mettersi in gioco per regalarci un album convincente e mai scontato.