ITA VIVAmag, Noemi Bolis (feb.2019)

Esotico: ciò che caratterizza i luoghi, l’ambiente e la vita di popolazioni straniere, spec. orientali e tropicali. Ed è proprio questo il termine perfetto per i Luz; nome spagnolo, titolo dell’album, “Encelado”, che si ispira alla mitologia greca ma anche ai satelliti di Saturno e richiami alla corsa allo spazio. Un bel mix di culture, paesi e atmosfere che non passano inosservate agli occhi di qualche autostoppista galattico desideroso di scoprire nuovi mondi. Il trio romano non delude i numerosi cosmonauti della musica che abitano la terra, e regala loro una preziosa guida ricchissima di riferimenti culturali. Soyuz!, oltre ad essere un veicolo spaziale sovietico, è anche il titolo del brano che apre “Encelado”, con i suoi cambi di tempo nervosi e la sua chitarra tagliente. Chullachaqui con il suo ritmo felpato, fa riferimento a questa creatura mitologica proveniente dall’America Latina che agisce da guardiana delle foreste e si dice non abbia l’anima. Bengoechea è un omaggio al pittore cileno J.M. Bengoechea e i suoi ritmi malinconici sono in totale contrapposizione al brano seguente Ground Control, frenetico, movimentato ed eccitato, quasi barbaro (nell’accezione bartokiana). Sapete cos’è
di Noemi Bolis
la radiazione cosmica di fondo? Ecco i Luz lo spiegano dettagliatamente in Hum, un brano enigmatico che ha la presunzione di raccontare il rumore causato dal Big Bang. Shapiro è un viaggio cosmico che attraversa ombre e luci, da godere ad occhi chiusi. Bellyhoo è il pezzo più misterioso dell’album: una chitarra dai chiari connotati prog omaggia i Rush. Peccato che Giacomo, il chitarrista, non abbia mai ascoltato prog. L’album chiude con Fricus, una passionale ninna nanna dai sapori latini che avvolge l’ascoltatore e lo ringrazia dolcemente. Promossi a pieni voti.
9/10