ITA xtm.it, Valerio Di Marco (apr.2016)

Non solo jazz. Il secondo capitolo del progetto a firma Caterina Palazzi, giovane e pluripremiata contrabbassista romana, mescola una quantità di generi che è quasi riduttivo chiamare influenze. Psichedelica, noise, blues, prog, surf. E grunge. Anche perché il titolo di questo lavoro prende le mosse da quello di una raccolta di b-side dei Nirvana (“Incesticide”) uscita nel 1992.
Qui «l’infanticidio è inteso come omicidio virtuale della visione infantile del mondo in cui è sempre il bene a trionfare e i cattivi a soccombere, come perdita di un’ingenuità ludica e fanciullesca», ha spiegato la Palazzi.
Il disco di compone di cinque lunghe tracce (dai titoli in giapponese) in cui free-jazz e rock s’intrecciano sulle note di chitarre distorte, sax, percussioni e contrabbasso, tra riverberi, musica sperimentale ed influssi nord-europei. Un lavoro ipnotico, oscuro, inquieto, astratto, un viaggio metafisico in un mondo parallelo che riflette l’eco del nostro subconscio prima che diventammo grandi…Noi che non siamo stati uccisi da piccoli.