ITA Alias (Il Manifesto), Guido Festinese (aug.2020)

Tre uscite in casa Auand ribadiscono l’attenzione della label pugliese nel proporre un jazz sporto sul futuro, ma che non metta mai in secondo piano la comunicativa.
Suggestioni post-rock ad esempio si trovano in molti brani del chitarrista Stefano Coppari, che in Scar Let propone brani di flessuosa, malinconica bellezza nelle linee melodiche che sarebbero piaciuti a Svensson, alternati a spunti più spigolosi e sperimentali.

Paolo Bacchetta Yerkir è invece un trio con chitarra, organo Hammond e batteria, dunque apparentemente modellato su timbriche anni Sessanta funk jazz: invece l’amore dominante è quello per Paul Motian, di cui vengono proposte quattro composizioni in Storytellers, e anche quello per sonorità sporche e aggressive, lievemente psicotiche e psichedeliche, non distanti da quanto tentato da Previte con Saft e Cline di recente.

Chi volesse un bel quadro d’assieme dell’etichetta, si ascolti il vasto organico riunito in The Auanders: Text(us) con dieci musicisti titolari e cinque ospiti, bel modo per mostrare che il comune sentire estetico è declinabile in molti, molti modi.