ITA blogfoolk.com, Salvatore Esposito (feb.2020)

Formatosi sotto la guida di Ares Tavolazzi e presso l’ISSM Boccherini di Lucca, Michelangelo Scandroglio, sin da giovanissimo, si è segnalato come uno dei contrabbassisti dotati di maggior talento della scena di jazz italiana ed internazionale e lo dimostrano i diversi premi messi in fila negli anni dal Riga International Jazz Bass Competition al prestigioso Tomorrow Jazz per toccare recentemente il Conad Jazz Contest. Attivissimo sia come bandleader che come sideman, il contrabbassista toscano ha suonato e collaborato con alcuni dei grandi del jazz in Italia da Enrico Rava a Flavio Boltro passando per Fabrizio Boltro e Nico Gori e con artisti internazionali come Logan Richardson, Glenn Ferris, Ben van Gelder, Marvin “Bugalu” Smith, Alex Sipiagin, Gregory Hutchinson, Seamus Blake. “In the Eyes of the Whale” è il primo album a suo nome e raccoglie sette composizioni originali che, nel loro insieme, compongono un lavoro ispirato e fascinoso in cui si rincorrono atmosfere e colori sonori differenti. Dal punto di vista compositivo, i brani si inseriscono perfettamente nel panorama jazz internazionale caratterizzandosi per riconoscibilità nella scrittura e nelle aperture all’improvvisazione. Perfettamente orchestrati da Scadroglio sono anche gli arrangiamenti che si reggono sul perfetto interplay tra il suo contrabbasso, il piano di Alessandro Lanzoni e la batteria di Bernardo Guerra nel quale si inserisce la tromba dell’americano Harmon Mehari. Ad impreziosire il tutto sono le incursioni nei territori rock con la complicità del chitarrista londinese Peter Wilson e gli interventi di Michele Tino al sax alto, ma tra i vertici del disco vanno sicuramente annoverati i brani in cui a brillare è il sax alto inconfondibile di Logan Richardson, veterano del jazz mondiale e ben noto per la sua potente voce strumentale. Durante l’ascolto a spiccare sono le impennate dialogiche modali e la particolare ricerca sulle sonorità fusion che sfocia in una sperimentazione a tutto campo. Colpiscono, dunque, l’iniziale “Noah” e la title-track, le due parti di “Disappearing” e la superba “I Kill Giants” che per impatto evocativo suona come un manifesto artistico chiaro, uno statement senza mezzi termini. Michelangelo Scandroglio con questa opera prima dimostra di aver ben chiare non solo le sue potenzialità musicali, ma soprattutto quelle che saranno le rotte da percorrere per il futuro.