ITA distorsioni.net, Alfredo Sgarlato (nov.2019)

È possibile che la vicenda umana del pianista Luca Flores, narrata anche nel film “Piano, Solo” (2007) di Riccardo Milani, abbia avuto un maggior risalto rispetto alla sua opera, solo quattro dischi a proprio nome pubblicati in vita, malgrado l’indiscusso talento del musicista. Nel 1994 Flores concepì un disco intitolato “Innocence”, ispirato dalla prima parte della sua vita, passata in Mozambico. Il disco doveva avere ricchi arrangiamenti orchestrali e la partecipazione di Miriam Makeba. Il progetto risultò irrealizzabile, e Flores incise i brani in versione per piano solo. Una parte venne pubblicata nell’album “For Those I Never Knew”, considerato il testamento artistico dell’artista. Oggi l’etichetta Auand pubblica le tracce rimaste inedite, incise il 10 giugno, 1 e 15 luglio, 28 settembre 1994, e il 19 marzo 1995, dieci giorni prima del suicidio dell’autore. I brani sono raccolti in un doppio CD che riprende il titolo originale, “Innocence”. È inevitabile porsi il problema della liceità della pubblicazione post mortem di materiale rimasto inedito, come sempre avviene in questi casi; ma la bellezza dei brani è indiscutibile, l’esecuzione per solo piano non avrebbe avuto successive variazioni (controversia inevitabile di fronte a brani che potrebbero essere rimasti ben diversi dalla versione finale concepita dell’autore), e l’autore è così poco noto da rendere impensabile l’idea della speculazione commerciale. Flores si cimenta con alcuni standard, un’intensa versione di Lush Life di Billy Strayhorn, uno dei più bei temi jazz mai scritti, e poi Bud Powell, Monk, Jerome Kern, Charlie Parker (la classicissima Donna Lee), Gershwin, mantenendosi fedele allo spirito degli originali, soprattutto Monk, senza sacrificare la freschezza della propria ispirazione. Agli standard alterna composizioni proprie: Blues mantiene quel che il titolo promette, ma Flores gioca sulla struttura tradizionale facendola propria con continue variazione ritmiche; Coincidenze #1 e #2 esplorano temi dissonanti, ma evolvono in solo di grande lirismo, quello che permea tutto il disco; Search For The Silver Lining, Ladder e Silent Brother sono brani di grande pathos espressivo, fatti di fraseggi sospesi e malinconici. In Kaleidoscopic Beams ascoltiamo Flores cantare, con voce sottile ma intonata, elemento che aggiunge valore di documento storico al disco. Una riscoperta di grande valore storico e artistico che non potrà mancare sugli scaffali degli appassionati di jazz.