ITA Gazzetta del Mezzogiorno, Ugo Sbisà (nov.2010)

Un sax che fa «boom» tra le musiche nere: ecco il nuovo di Gaetano Partipilo
Esce per l’etichetta Auand, del biscegliese Marco Valente, sostenuta da Puglia Sounds

C’è a suo modo una costante nei dischi di Gaetano Partipilo: il sassofonista di Cassano Murge ama infatti proporre delle personali, gustose perlustrazioni del panorama delle musiche nere, rivisitate secondo l’ottica personalissima di un musicista che non manca mai di calarsi nella contemporaneità. E queste coordinate si colgono in modo abbastanza evidente anche nella sua ultima registrazione, Boom Collective, edita dalla Auand del biscegliese Marco Valente con il sostegno di Puglia Sounds.
«A multi-style exploration of a jazz thing» recita il sottotitolo dell’album e non c’è dubbio che la definizione di «multistilistica» sintetizzi in modo più che soddisfacente l’impostazione dell’album che sembra risentire molto di certe atmosfere degli Anni ’70, un decennio di crisi profonda per il jazz di stampo più rigoroso, ma al contempo gravido di suggestioni per quella black music che, dalla Motown alla cosiddetta blaxploitation, conquistò sempre maggiori spazi di popolarità. E in questo senso non c’è dubbio che le partecipazioni di Partipilo alle imprese di Nicola Conte – che di quell’epoca e di quegli stili è tra i più entusiasti conoscitori – abbiano lasciato il segno anche e soprattutto in Boom Collective.
Eccezion fatta per il coltraniano Naima, cui viene affidato il compito di chiudere la scaletta quasi a voler rimarcare che il «jazz e basta» continua a far parte della «dieta sonora» del Nostro, i rimanenti dieci brani sono tutti originali e a firma di Partipilo, esclusiva o abbinata a quelle di Fabio Accardi e A. E. Pepe. Si va allora dai profumi afro di Opening Gate, che rievoca certi organici ampi tipici del tardo stile Blue Note, a temi ben strutturati come lo strumentale In Tension, Dark Matter, che impegna la voce della salentina Carolina Bubbico o Nolan, il cui sound robusto viene inasprito dalla chitarra di Fabrizio Savino. Close your eyes si impone per il suo tema notturno, plastico e per i begli impasti sonori costruiti dal vibrafono di Pasquale Bardaro, mentre Protest, affidato come la maggior parte dei brani cantati alla bella voce di Angela Esmeralda, non possiede la rabbia ringhiosa dell’omonimo tema inserito nella Freedom Now Suite di Max Roach, ma esprime piuttosto un senso di ribellione decisa e consapevole, ben sintetizzata dalle parole «stiamo rompendo queste catene per marciare l’uno accanto all’altro per i nostri diritti. Reclamiamo la libertà a voce alta, senza dubbi».
Earthquake, forse anche in ossequio al titolo (Terremoto) ha un tema che nasce molto lentamente dal caos prima di lasciare spazio agli interventi solistici mentre Hotter than July e Jarvis sono caratterizzati rispettivamente da un bel funk beat e da atmosfere sensuali.
Accanto a Partipilo, il cui contralto dal sax asprigno conosce qui alcune inattese impennate dal gustoso sapore à la Dolphy, una formazione ampia e di tutto rispetto con il trombettista Andrea Sabatino, il trombonista Vito Scavo, i sassofonisti Francesco Lomangino e Mike Rubini, i pianisti Mirko Signorile e Seby Burgio, il chitarrista Fabrizio Savino, il vibrafonista Pasquale Bardaro, Giuseppe Bassi al contrabbasso, Luca Alemanno al basso elettrico, Dario Congedo alla batteria e Pierpaolo Bisogno alle percussioni. Una piccola «nazionale» del jazz pugliese che costituisce il valore aggiunto della registrazione.