ITA Giornale della Musica, Enrico Bettinello & Luca Canini (dec.2019)

I 20 migliori dischi JAZZ del 2019
La classifica dei 20 migliori album jazz del 2019, dalla Norvegia agli Stati Uniti passando (ovviamente) per l’Italia
2019 anno ricco per il jazz internazionale, con qualche ristampa imperdibile (il solito Coltrane…), grandi orchestre, ritorni e un po’ di Italia – giovane, originale, nuova: abbiamo raccolto qui i 20 migliori dischi jazz del 2019, per (ri)scoprirli o (ri)ascoltare quello che vi siete persi.

5. Ghost Horse, Trojan, Auand Records
L’atteso debutto della versione raddoppiata del trio Hobby Horse, che da un pezzo ormai ruota meravigliosamente attorno a Dan Kinzelman (sax tenore e clarinetti), Joe Rehmer (basso elettrico e contrabbasso) e Stefano Tamborrino (batteria), è ancora meglio di quanto le già strabilianti premesse live facessero sperare. L’innesto della chitarra baritono di Gabrio Baldacci, del trombone di Filippo Vignato e della tuba di Glauco Benedetti, oltre a garantire una tavolozza decisamente più dettagliata e ampia di soluzioni, aumenta la forza d’urto, l’efficacia e la profondità della resa musicale. Il tutto senza ledere e men che meno depotenziare la proverbiale propensione all’immaginifico, al narrativo della musica di Kinzelman e compagni (ascoltare, per credere, “Il bisonte”, forse il punto più alto dell’intera scaletta). Centro pieno. Anche stavolta.

12. Simone Graziano Frontal, Sexuality, Auand
Per la nuova “pelle” del suo quintetto Frontal, il pianista Simone Graziano ha immaginato arabeschi plastici a incastro. Ora insieme a Graziano e all’elasticità ritmica della coppia Evangelista/Tamborrino, il quintetto ha in pianta stabile il sax di Dan Kinzelman e la chitarra dell’olandese Reinier Baas. Strutture pensate nel minimo dettaglio, attivate a volte da carillon di elettrico minimalismo, le composizioni di Sexuality sembrano parlare una lingua semplice e complessa al tempo stesso, che sembra rimandare a un circolarità di lucentezza fusion (nella migliore accezione del termine). La freschezza melodica e l’inventiva timbrica, dichiaratamente cromata e priva dei turgori che fanno tanto “jazz”, fanno di questo nuovo progetto uno degli esiti più comunicativi della scena italiana di questi anni, senza perdere di profondità né tantomeno di senso. Bravi.

15. Luca Flores, Innocence, Auand
Quella del pianista Luca Flores è stata per il jazz italiano una figura di preziosa personalità, dolorosamente troncata dalla prematura scomparsa. Questo disco raccoglie sedici tracce inedite incise da Flores tra il 1994 e il 1995, anno della sua morte, brani originali e interpretazioni di standard. Facevano originariamente parte di un progetto più ambizioso mai realizzato, lo stesso da cui furono tratti i pezzi del suo ultimo disco ufficiale, il solitario For Those I Never Knew, e ne completano le sedute di allora. Ritrovare a distanza di quasi 25 anni la sensibilità e la bravura di questo musicista, la sua capacità di entrare dentro Monk, Powell, Strayhorn, il suo lirismo fragile eppure incisivo, è atto che emoziona assai più delle iconografie postume di libri veltroniani e film annessi, ci perdonerete questa confessione. Ritrovamento speciale.

20. Massimiliano Milesi, OOFTH, Auand
Alto tasso di elettricità per questo vivace lavoro del sassofonista Massimiliano Milesi. Con lui ci sono Emanuele Maniscalco al piano wurlitzer e ai synth, Giacomo Papetti al basso e Filippo Sala alla batteria, quartetto compatto e elastico che esplora traiettorie che rimandano al fantastico e al surreale, come suggerisce il titolo, riferito al racconto d’esordio dello scrittore Walter Tevis. Ispirandosi alle colonne sonore dei film di genere degli anni Settanta, Milesi allestisce un repertorio in cui ritmi dispari e momenti iterativi esplodono dentro lattescenze psichedeliche da cui si materializzano linee melodiche mutanti e sempre efficaci. Talento sempre in crescita, quello di Milesi, consigliato!