ITA giornaledibrescia.it, Rosario Rampulla (feb.2014)

Se hai personalità… falla suonare. Così aumenta il «piacere». Alle coordinate poLO si trova la nuova band che gira attorno al saxofonista/flautista Paolo Porta e al bassista Andrea Lombardini. Con «Pleasures», il quartetto – completato dal trombettista Gileno Santana e dal batterista Jonas Burgwinkel – costruisce dinamiche che mostrano un certo debito nei confronti degli anni ’80 («Ottanta», tra le altre cose, è il titolo del brano d’apertura), così come una concezione compositiva che sfrutta in modo sapiente gli ostinato. Che sia per accompagnare un solo o per calibrare al meglio certe sfumature, la reiterazione di alcuni passaggi crea quel clima di cupa attesa che conferisce al disco un tono crepuscolare.
Prima ancora della qualità delle composizioni (decisamente buona per la verità), «Pleasures» colpisce per il sound fascinosamente gommoso di Lombardini, con quel basso che ti si appiccica addosso, eminenza grigia e protagonista di buona parte delle trame del gruppo. Gruppo che gira bene quando prova ad accarezzare il reggae – come accade in «AB» – o si scopre legato ad un certo di tipo di new wave nobile. Eclettismo che rende il quartetto capace – nota di merito – di passare, proprio in «AB», da eccessi dark ad esplosioni coloristiche ben più jazzate, con sax e tromba imperiosi nello sferzare l’andamento della batteria. E se «Spleen» è un saggio di malinconia dinamica su ritmi jungle, con «Linea» il miglior David Sylvian fa capolino tra le pieghe di una ballad in cui Lombardini si muove su accordi soffici e allo stesso tempo laceranti.
Se non hai testa, si dice, usa il cuore. E se li hai tutti e due? Beh, potresti fare come fa poLO, declinando emozioni con la perizia di uno scienziato sentimentale.