ITA Jazz Convention, Fabio Ciminiera (oct.2013)

The Auanders succede al progetto A10A10, scaturito insieme al festival Auand meets New York City, in occasione della celebrazione dei dieci anni dell’etichetta discografica diretta da Marco Valente. Se il progetto nasce con l’idea di dare vita a una All Star Band con musicisti provenienti dai vari dischi pubblicati nel corso degli anni, in realtà dimostra ancora una volta il valore del lavoro effettuato da Valente.
Trentacinque dischi nel catalogo ufficiale in dodici anni ai quali si devono aggiungere i quattro volumi delle Piano Series e una manicata di titoli usciti per mezzo di Jazz Engine. Un corpus dove si possono riconoscere alcune linee guida precise, la propensione ad una ricerca musicale attenta alla contemporaneità e alle stratificazioni sonore, lo sviluppo di alcuni musicisti seguiti nel loro percorso a medio e lungo termine – e non per un solo lavoro. Musicisti che naturalmente hanno partecipato sia ai concerti newyorchesi che alle differenti versioni della formazione.
Nella scaletta del concerto pisano troviamo perciò brani presenti nei vari dischi di Neko – la formazione che vede schierati Francesco Bigoni, Francesco Diodati, Francesco Ponticelli e Ermanno Baron – come in Virus pubblicato nel 2003 da Francesco Bearzatti, come secondo titolo della storia dell’etichetta e poi tracce firmate da Beppe Scardino, da Federico Pierantoni, da Gaetano Partipilo e da Andrea Ayassot. Proprio Erba, tema composto dal sassofonista piemontese e presente in Eco Fato e utilizzato come coda a Trumpet garden, diventa l’esempio di come il processo sia concepito come una staffetta tra i vari protagonisti e di come, in maniera naturale, il concetto identitario dell’etichetta e le linee tracciate conferiscano una direzione alla formazione, direzione capace di essere accogliente e di resistere anche ai cambi di line up. Nel concerto tenuto nell’ambito di Young Jazz 2012, erano sul palco Andrea Ayassot, Emanuele Cisi, Giancarlo Tossani, Gabrio Baldacci che non ritroviamo nel disco dove invece suonano Gaetano Partipilo, Federico Pierantoni e Francesco Bearzatti assenti nel concerto di Foligno.
Le nove tracce del disco presentano una versione orchestrale di brani nati, in massima parte, per organici ridotti. Una visione ampliata attraverso fiati articolati in sezioni, mutevoli a seconda dei casi sia negli accostamenti sonori che nella disposizione dei vari strumenti, arrangiamenti rivolti a mantenere sempre una chiave lineare e leggibile: l’attenzione alla melodia, sia pure spigolosa, frammentata e ruvida in alcuni casi, tiene sempre il nonetto distante dal pericolo di salti nel buio o di sovrapposizioni confuse. In questo senso i nostri ragionano più da gruppo che da all star, aiutati dalle reciproche collaborazioni, sia stabili che saltuarie, e da una certa convergenza di vedute musicali. Gli spazi di libertà collettiva sono sempre contestualizzati nell’andamento del brano e dalla disposizione al dialogo del gruppo. La gestione armonica realizzata grazie alla tessitura delle linee dei fiati e della chitarra, soprattutto in questa line-up in nonetto, facilita la predisposizione del gruppo al rispetto dei ruoli e ad una costruzione ordinata.
Se si considera la difficoltà di mettere insieme ensemble simili su un palco e la conseguente mancanza di prove continuative, se a questo si aggiunge l’idea di incontro musicale con materiale eterogeneo, la sfida diventa ancora più ardua. Il rispetto di partiture e ruoli se aiuta da un lato, dall’altro richiede e impone meccanismi oliati: le due prove in concerto – sia quella a Foligno, vista dal vivo, che questa pisana ascoltata su disco – vengono superate grazie alla dedizione e alle capacità tecniche dei musicisti coinvolti, ma anche grazie al “virus” iniettato da Valente a questo progetto, alle sue doti di suscitatore, alla capacità di aggregare gli interpreti naturali per il discorso estetico dell’etichetta in un percorso determinato quanto in grado di rimodellarsi in modo coerente sulla sensibilità e sulle evoluzioni della musica attuale.