ITA JazzConvention.net, Flavio Caprera (apr.2020)

In the Eyes of the Whale, opera prima del contrabbassista Michelangelo Scandroglio, è un disco di forte impatto, diretto come un cazzotto in pieno viso, affascinante, suonato molto bene e moderno nella sua praticità musicale e compositiva. La batteria di Bernardo Guerra ha la stessa forza e spinta della coda della balena immaginata da Scandroglio. L’apertura di Noah, infatti, è devastante per forza e impatto. Il piano di Lanzoni e la batteria, rock, spingono come forsennati guidati dalle trame armoniche del contrabbassista. Poi ci sono Wilson alla chitarra, Mehari alla tromba e Richardson al sax che tra sonorità fusion e tratteggi modali, completano quel disegno palingenetico e figurativo di Noah. Scandroglio ha costruito il disco seguendo l’idea triangolare di basso, batteria e piano, su cui impostare arrangiamenti e solide basi per le sortite di fiati e chitarra. La musica gira attorno a loro, libera e aperta ai contributi degli altri musicisti. È qui la forza delle composizioni del contrabbassista, scritte secondo canoni di modernità e libertà espressiva, ricche di colori e sapori non solo jazz ma anche rock e fusion. Caratteristiche che rendono In the Eyes of the Whale un disco di jazz “globale”, nel senso di apertura a suoni e generi. Se poi, in un attimo, si volesse conoscere la musica di Scandroglio, basta ascoltare I Kill Giants, brano in cui è fondamentale apporto al sax di Michele Tino. In quel pezzo è contenuto il patrimonio genetico ed evolutivo di un contrabbassista e compositore di grandi speranze. Consigliato!