ITA Jazzitalia.net, Alceste Ayroldi (mar.2020)

Ancora una volta, Gaetano Partipilo fa le cose in grande. Forse, anche più delle altre volte, perché mette su un collettivo di eccellenti musicisti (in maggior misura di area pugliese) per un disco che è esplosivo quanto il nome.

Attraversa la storia della musica d’ispirazione afroamericana, il sassofonista pugliese. Parte a spron battuto con “Opening Gate” regalandoci da subito quell’entusiasmante tocco orchestrale ricco di funk, di soul e anche del miglior periodo dell’hard bop, di assolo luminosi. Passaggi sonori raggianti, secchi e rigogliosi con miscele senza tempo come quelle che si ascoltano nella musicalità espressiva di “Close Your Eyes”, con la voce di Angela Esmeralda che graffia a ogni risvolto e il pianoforte di Seby Burgio che lancia pennellate di classicismo.

Partipilo è abile nel tenere in conto tutta la sua esperienza in ogni angolo del jazz: “Nolan” è danzabile, ben stabile in atmosfere anni Settanta, con una pulsione ritmica che diventa basso ostinato e lancia il contralto del leader, sempre argenteo nelle sue evoluzioni. Un album pieno zeppo di straordinarie evoluzioni. “Dark Matter” ha una cadenza rock, con l’innesto della voce eccellentemente cadenzata di Carolina Bubbico e l’ensemble che detta temi soulful. Svolti l’angolo è trovi il rock anni Ottanta, opportunamente rivisto e rielaborato, di “In Tension”, con la chitarra di Fabrizio Savino che sa tenere il bordone e arricchisce di tenebre i passaggi orchestrali. La ritmica è fuor di dubbio tra le più radiose in circolazione: Dario Congedo gestisce tutte le situazioni infarcendola con invenzioni ritmiche sempre interessanti; il basso elettrico di Luca Alemanno è pulsante, quanto il contrabbasso di Giuseppe Bassi, attento alle sfumature, alla stregua del vibrafono di Pasquale Bardaro, che fa da collante e crea colori.
C’è sempre qualcosa di nuovo nella panoplia di Partipilo. “Earthquake” nel suo lirismo in fieri, con i volumi sparecchiati dalle incursioni di Mirko Signorile che tesse trame impareggiabili, mentre i fiati svolazzano tempestosi sulla linea melodica. Ed è la melodia, la struttura canzone che è nella mente del leader (che firma tutti i brani, fatta eccezione per Naima); così anche in “Love Boom” che si accomoda sulle rocciose corde vocali di Esmeralda e riempie ogni anfratto con una cadenza acid che non si ascoltava da tempo.

E’ il disco della rivoluzione del jazz: passato, presente e futuro serviti in un solo gustoso piatto.