ITA Jazzitalia.net, Nicola Barin (aug.2015)

In occasione dei dieci anni dell’etichetta Auand Records, guidata da Marco Valente, nasce questo progetto che unisce nove musicisti di diversa estrazione musicale. L’idea è creare un corpus variegato e rinvigorente che unisca modi differenti di approcciare la musica. Ognuno dei protagonisti ha esperienze e percorsi musicali diversi ma tutti, in qualche modo, sono legati all’etichetta pugliese.
Gli accostamenti sono i più vari e le sensibilità diverse, la chitarra di Diodati, che firma anche due brani, ha un timbro lisergico ed “elettrico” che ben si amalgama con la naturale propensione alla melodia dei fiati. La maggior parte delle tracce nasce per organici più ristretti e qui viene operato un lavoro di arrangiamento pronto ad esaltarne la componente unitaria. Anche se lo spazio improvvisativo lasciato ai singoli è ridotto, tutti lavorano per creare un’unica e compatta piccola brass orchestra.
La preferenza melodica la fa da padrone e i brani sono armonicamente ben costruiti con suggestioni avant-jazz (A Quarries Lamp) oppure con strutture più tradizionali (Trumpet Garden/Erba). “Virus” scritta dal sassofonista Francesco Bearzatti gioca con gli arrangiamenti delle grandi big band del passato e introduce ritmi funk trascinanti con il basso di Ponticelli in evidenza. “Hit” scritta da Diodati, chiude l’album con una partenza molto intimista, con la chitarra che procede per piccoli accenni e poi a metà brano esplode, insieme agli altri strumenti, in un crescendo esaltante.
Stupisce assolutamente la qualità e la freschezza dei materiali proposti per un progetto che, ancora una volta, ci fa capire come il jazz italiano sia in ottima forma.