ITA Musica Jazz, Nicola Gaeta (nov.2019)

Per chi scrive è il disco italiano dell’anno. Un concentrato di modernità e di attenzione per ciò che ruota attorno al jazz. Non a caso nel packaging si è deciso di mettere il sottotitolo “A multi-style explorations of a jazz thing” in bella evidenza. Qui è il Sud dell’Italia, quello più creativo e meno coinvolto con becere operazioni di marketing territoriale (Notte della Taranta et similia) che decide di unire le forze e creare un prodotto che ha tutte le carte in regola per travalicare i confini nazionali e dire la sua nei festival che contano. Il Boom Collective (il nome del gruppo ma anche il titolo del disco) è una delle esperienze più vitali che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi tempi all’interno dell’ormai asfittico panorama del jazz peninsulare. Sotto la guida di Gaetano Partipilo (tra i pochi sax contralto del nostro Paese a tener testa alla prorompente creatività che ci arriva da oltreoceano), in questo lavoro tutti fanno la loro parte senza personalismi e inutili virtuosismi. Tutto è studiato, sapientemente e discretamente, al servizio della musica. Che è una musica di alto profilo esecutivo, in cui spiccano alcuni episodi che hanno colpito di primo acchito il nostro immaginario: Opening Gate come incipit swingante e groovy, Hotter Then July, una composizione di Partipilo (niente a che vedere con Stevie Wonder) e Naima di Coltrane, l’unica cover di tutto il lavoro.