ITA Musica Jazz, Sandro Cerini (feb.2020)

Frutto di un ritrovamento abbastanza fortuito (favorito dalla ricerca di Luigi Bozzolan, musicista interessato al lavoro di Flores, dalla disponibilità offerta da Stefano Lugli, sound engineer delle registrazioni eseguite presso lo studio fiorentino Planet Sound e, ovviamente, dalla famiglia Flores) e dalla sua compagna Michelle Bobko), approdano su disco le sedute inedite che il pianista aveva dedicato alla sua infanzia trascorsa in Mozambico. In realtà il progetto che originariamente il pianista aveva esposto a Peppo Spagnoli, in una lettera inviatagli nell’ottobre del 1994, prevedeva un più ampio gruppo: «Caro Peppo (…) l’organico sarà: canto-percussioni-percussioni-violoncello-violoncello-pianoforte, tastiere-batteria, vibrafono-contrabbasso-armonica a bocca. Il nome del gruppo sarà ALEX, ed il titolo del disco sarà “INNOCENCE”». L’impossibilità di gestire una simile produzione (Flores avrebbe voluto la presenza di percussionisti africani e di Miriam Makeba) consigliò di ripiegare su un disco per solo pianoforte. Parte dei materiali che avrebbero dovuto comporre questo piano era già stata pubblicata postuma, in «For Those I Never Knew» (Splasc-h, 1995), che in qualche modo insieme all’attuale album va a comporre un unico ampio quadro. Il doppio disco in commento (il primo cd è dedicato a brani mai incisi, mentre il secondo contiene versioni alternative, che lo rendono in parte sovrapponibile a quello del 1995) ha assunto la veste definitiva, comprendente sedici tracce, anche in considerazione dello stato di conservazione dei nastri e della ricorsività dei brani registrati. In ciò è stata in qualche modo decisiva l’attività svolta dal pianista Alessandro Galati, che di Flores è stato amico ed allievo e che dell’opera finale ha curato selezione e mastering. La musica, a prescindere dalle suggestioni emotive che può suscitare se ricondotta nel contesto esistenziale di Flores, ha una sua forte validità del tutto indipendente e una piena e lucida vitalità, anche a distanza di molti anni. Gli standard presenti sul primo disco (Strictly Confidential, Work, Donna Lee) dimostrano il pieno controllo da parte del pianista, sia dello strumento, sia del linguaggio: del resto era ben nota la sua certosina dedizione. Il lungo brano in cui Broken Wing e Lush Life vengono fusi in un tutt’uno dà altresì conto magistralmente delle capacità di interpretazione e di scavo emotivo. Kaleidoscopic Beams (la versione presente su «For Those I Never Knew», denominata Kaleidoscopic Stars (Tyner’s Mirror) è lì affidata alla voce di Michelle Bobko e ha un testo diverso) rivela appieno una complessione interiore tanto intensa quanto fragile. Anche il secondo disco assume un senso pieno, almeno per l’incantata bellezza di alcuni brani, resi in versioni talvolta più lente, tra cui non si possono non segnalare almeno Ladder (How Far Can You Fly) e Silent Brother (intrecciata con una ninna nanna struggente), che aprono e chiudono il cd.