ITA Rockerilla, Francesco Buffoli (nov.2019)

Nonostante un film e un libro l’abbiano omaggiato nel corso dell’ultimo decennio, Luca Flores non ha ancora ottenuto i riconoscimenti che meriterebbe presso il grande pubblico, riconoscimenti che pure sarebbero doverosi per uno dei talenti più cristallini della storia del jazz tricolore. Innocence è una raccolta postuma che recupera le ultime incisioni del pianista siciliano, come noto morto suicida a soli 39 anni, la cui pubblicazione è dovuta al lavoro certosino dei familiari, abili a rovistare nel suo carniere e a scovare questi brani risalenti alla seconda metà del 1994 e pensati come una celebrazione della sua infanzia in Mozambico. Come suggerisce il fratello Paolo, Innocence sembra una sinossi della breve vita di Luca: evoca i primi anni in Africa (anche se Innocence è un’esplorazione solitaria alla maniera di Bill Evans, i suoi amici africani come Miriam Makeba non partecipano), i musicisti che amava (Charlie Parker, Thelonious Monk, Bud Powell, tutti omaggiati con splendide rivisitazioni), la sua vasta preparazione (testimoniata dal recupero di brani di Gershwin e di Richie Beirach), le sue raffinate idee compositive (documentate da Blues, dalla breve e brillantissima Search For The Silver Lining). Capita addirittura di ascoltare la sua voce, ad esemio in Kaleidoscopic Beams, delicata e lirica come un duetto tra Chet Baker e Bill Evans. MONUMENTALE.